Il procuratore capo della Direzione nazionale antimafia Piero Grasso ”Oggi la candidatura politica serve da copertura per avere l’ immunità parlamentare : è un processo che si è capovolto”. Il procuratore capo della Direzione nazionale antimafia Piero Grasso non usa mezzi termini: “Non tocca alla magistratura fare le liste o curare operazioni di cosiddetta ‘bonifica politica’ – spiega a Palermo durante un incontro su giustizia e pentitismo – però i cittadini che votano candidati discutibili puntano a un vantaggio personale, fanno parte del meccanismo del voto di scambio”. Grasso difende il valore dell’informazione contro la legge ‘Bavaglio ‘, ma anche la necessità di salvaguardare la privacy: “Il magistrato ha un grandissimo potere, entra nelle vite degli altri, scava nella privacy: è un potere che va usato con cautela, che viene dato in funzione di una responsabilità precisa e non per arrivare a una gogna mediatica, ha detto il procuratore
In un Paese in cui nessuno ammette mai di aver sbagliato, la scarcerazione dei condannati definitivi per la strage di via D’Amelio è una buona notizia. E non solo perché escono di prigione delle persone con tutta probabilità innocenti.
“Sulle stragi si continua a indagare, mandanti esterni o interni che siano. Questa è la prova”. La prova, per il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi , è l’attendibilità del pentito Gaspare Spatuzza che ha portato la Corte d’Assise di Firenze a condannare all’ergastolo Francesco Tagliavia , boss del Brancaccio accusato di essere uno degli autori materiali dell’attentato di via dei Georgofili e di tutte le altre stragi di mafia degli anni ‘93 e ‘94.
“Sulle stragi si continua a indagare, mandanti esterni o interni che siano. Questa è la prova”. La prova, per il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi , è l’attendibilità del pentito Gaspare Spatuzza che ha portato la Corte d’Assise di Firenze a condannare all’ergastolo Francesco Tagliavia , boss del Brancaccio accusato di essere uno degli autori materiali dell’attentato di via dei Georgofili e di tutte le altre stragi di mafia degli anni ‘93 e ‘94
Il pentito di mafia Gaspare Spatuzza “Sulle stragi si continua a indagare, mandanti esterni o interni che siano. Questa è la prova”. La prova, per il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi , è l’attendibilità del pentito Gaspare Spatuzza che ha portato la Corte d’Assise di Firenze a condannare all’ergastolo Francesco Tagliavia , boss del Brancaccio accusato di essere uno degli autori materiali dell’attentato di via dei Georgofili e di tutte le altre stragi di mafia degli anni ’93 e ’94.
“Si evita scientificamente di andare sul terreno degli accertamenti interni allo Stato”. Parole durissime, contenute nella memoria depositata stamani dagli avvocati Luca Cianferoni e Antonio Turrisi , difensori del boss del Brancaccio Francesco Tagliavia chiamato a rispondere sulla strage di via dei Georgofili del 27 maggio 1993 e sulle altre stragi di mafia del ’93 a Milano e a Roma. “Per un Tagliavia condannato (…) permarranno ambiti di ignoto notevolissimi, verso i quali non si sa perché, diciamo così, lo Stato non abbia mai voluto procedere – scrivono i difensori – e tali che allora la posizione di Tagliavia, basata unicamente su accuse provenienti da un pentito come Spatuzza, si può rivedere sotto tutt’altra luce”
“Si evita scientificamente di andare sul terreno degli accertamenti interni allo Stato”. Parole durissime, contenute nella memoria depositata stamani dagli avvocati Luca Cianferoni e Antonio Turrisi , difensori del boss del Brancaccio Francesco Tagliavia chiamato a rispondere sulla strage di via dei Georgofili del 27 maggio 1993 e sulle altre stragi di mafia del ’93 a Milano e a Roma.
Diritti e costi. Ufficialmente si gioca su questi due elementi l’ultimo tentativo del governo Berlusconi di ammorbidire il 41 bis.
Dopo 19 anni la verità sulla morte di Giovanni Falcone , sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta non è stata ancora pienamente raggiunta. Dopo 19 anni il popolo dei giovanissimi dell’antimafia torna a chiedere verità sui misteri che ancora avvolgono la strage di Capaci . Recentemente, gli stessi interrogativi li hanno ripercorsi nuovamente anche i pm di Caltanissetta: il procuratore Sergio Lari ha deciso di riaprire l’inchiesta sulla strage del 23 maggio 1992.
Dopo 19 anni la verità sulla morte di Giovanni Falcone , sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta non è stata ancora pienamente raggiunta. Dopo 19 anni il popolo dei giovanissimi dell’antimafia torna a chiedere verità sui misteri che ancora avvolgono la strage di Capaci .