I beni pubblici usati come bancomat, il patrimonio di tutti che diventa affare per pochi. Dentro le istituzioni, all’ombra della politica.
“O le trattative vanno avanti in modo significativo o inizieremo a torturare gli ostaggi”: è l’ultimatum dei pirati somali che a febbraio scorso hanno sequestrato l’equipaggio della petroliera Savina Caylin a largo delle coste dell’Oman. A bordo della nave dei fratelli D’Amato, tra gli altri, ci sono il capitano Giuseppe Lubrano Lavadera e il suo secondo Crescenzo Guardascione . Il messaggio dei predoni, per il tramite di Lavadera, è arrivata direttamente a Nunzia Nappa , moglie del capitano della Savina Caylin, e segue di un mese un altro appello disperato dei due marittimi originari di Procida , isola napoletana che in questi mesi di attesa e angoscia è più volte scesa in piazza per chiedere al governo italiano di accelerare le trattative per la liberazione dei loro concittadini