Sono stato recentemente al Cairo per lavoro e non ho voluto perdere l’opportunità di comprendere più da vicino quanto avvenuto, solo pochi mesi fa, a piazza Tahrir , simbolo della rivolta, soprattutto giovanile, che ha portato alle dimissioni di Hosni Mubarak . Rispetto a come ce l’hanno raccontata, non è stato il tam-tam in rete o sui social network a riempirla, in un crescendo di folla, dal 25 gennaio a metà febbraio scorsi, ma proprio l’infelice decisione del Governo di interrompere le comunicazioni al fine di controllare meglio la situazione: la gente, in cerca di informazioni diverse da quelle della Tv ufficiale, si è raccolta nella principale piazza “reale” della capitale proprio perché era stata chiusa quella “virtuale”
Se l’opposizione siriana tenta oggi di dare la spallata finale al regime di Assad , anche il governo algerino di Abdelaziz Bouteflika sembra navigare in acque sempre più agitate. Davanti alle continue manifestazioni di studenti e lavoratori il governo è tornato ad annunciare riforme democratiche. Ma potrebbe non bastare a un’opposizione civile che non vuole accontentarsi di qualche piccola concessione.
Il 26 marzo scorso il centro di Londra è stato invaso da 500mila persone scese in piazza su richiamo dei sindacati. Si sono verificati attacchi coordinati e incredibilmente efficaci ai simboli delle grandi corporation, a negozi come Topshop, Boots, Vodafone. L’hotel Ritz è stato occupato da folle di dimostranti, la città della finanza e dello shopping è diventata, di colpo, un paese dei balocchi.
Almeno 15 manifestanti sono stati uccisi a Daraa, nel sud della Siria, nel corso degli scontri con le forze dell’ordine registrati a partire dalla notte scorsa. Da venerdì centinaia di persone sono radunate nei dintorni della moschea Omari per chiedere la fine del regime baathista del presidente Bashar Assad . “La polizia ha iniziato a sparare e a lanciare lacrimogeni dopo aver tolto l’energia elettrica”, ha riferito alla stampa un attivista.
Con il primo sole di primavera, a Rosarno è tempo di bilanci. La prima stagione agrumicola dopo la rivolta del gennaio 2010 volge al termine, e nella cittadina calabrese la situazione socio-sanitaria è ancora precaria, come tutta in salita è la strada verso l’integrazione. Circa 800 lavoratori stranieri, secondo le stime di “Radici” e dell’Osservatorio migranti (il Comune non ha mai fatto un vero monitoraggio e non esistono dati ufficiali), hanno trascorso l’inverno a Rosarno.
E’ il 23 febbraio , dalla Libia arrivano solo immagini scadenti, rubate con il telefonino. Gheddafi ha già fatto la sua prima apparizione in tv, ha parlato al Paese
La nave della marina militare italiana San Giorgio è arrivata a Catania, con a bordo 258 passeggeri, tra cui 121 italiani. I 250 uomini dell’equipaggio al comando del capitano Enrico Giurelli hanno tratto in salvo alcune persone ancora presenti sul territorio libico prelevandole dal porto di Misurata. Si dovrebbe invece risolvere a breve la vicenda dei 25 italiani rimasti bloccati ad Amal, nel sud della Libia
19.49 – La prima équipe di Medici senza frontiere (Msf) è giunta a Bengasi Il gruppo di operatori sanitari sta cercando di raggiungere le strutture sanitarie della città per far fronte al grande numero di persone ferite. In un comunicato l’associazione umanitaria ha denunciato che altre équipe dell’organizzazione sono bloccate e non possono entrare nel Paese per portare forniture mediche fra cui materiali chirurgici “di cui c’è urgente bisogno”.
Hadi Hadeiba , ambasciatore della Libia presso l’Ue, è uno che capisce le cose al volo; o, forse, no. Martedì, il giorno del discorso di guerra del colonnello Gheddafi, il diplomatico dichiara la sua indignazione e la sua condanna dei massacri compiuti, senza però arrivare a dimettersi, come alcuni suoi colleghi hanno fatto in America e in Europa, perchè, dice, “sono l’ambasciatore della Libia, non di Gheddafi” . Mercoledì, l’ambasciatore cambia registro: è e resta l’ambasciatore della Libia e di Gheddafi, anzi è fedele al Colonnello
Comitati rivoluzionari libici, pilastro del potere di Muammar Gheddafi , hanno minacciato “una risposta affilata e violenta” agli “avventurieri” che manifestano contro il regime. “La risposta del popolo e delle forze rivoluzionarie a questi gruppuscoli sarà affilata e violenta”, hanno avvertito in un comunicato sul giornale Azzahf Al-Akhdar (Marcia verde). “Il potere del popolo, la Giamahiria (governo delle masse ndr), la Rivoluzione e il leader sono tutte linee rosse e chi cerca di superarle o di avvicinarle gioca con il fuoco e compie un suicidio”