Hanno aperto regolarmente alle 8 di questa mattina i seggi per le elezioni in circa mille comuni italiani sparsi in tutta Italia (vai allo Speciale amministrative di ilfattoquotidiano.it) . Saranno complessivamente oltre 9 milioni e mezzo gli elettori chiamati ad esprimersi per rinnovare i sindaci e i consigli comunali e sono 769 i comuni chiamati al voto nelle Regioni a statuto ordinario di cui 134 con più di 15 mila abitanti (i cosiddetti comuni superiori) e 635 con un numero di abitanti che non raggiunge questa soglia.
Tagli mancati anche alla regione Lazio Quattrocento consiglieri e centocinquanta assessori regionali di troppo, 110 enti enti che erano da abrogare ma che sono rimasti in piedi, tutti insieme a rendere pesante il fardello dei costi della politica. Non uno di meno
Per rilanciare l’economia, ecco un nuovo piano casa. Prevede la riduzione dei tempi del silenzio-assenso, l’estensione della segnalazione certificata di inizio attività e un premio di volumetria. Sarà probabilmente un fallimento come quello del 2009.
Quando ho visto per la prima volta il video girato nei manicomi giudiziari italiani ho provato una grande indignazione e un senso di impotenza di fronte a uno spettacolo che non credevo possibile nel nostro Paese. Soffitti scrostati, vetri rotti, incuria, sporcizia e abbandono. E poi persone con ulcere non curate e ferite non medicate.
Ecco, era tutta colpa delle Province . Il Consiglio dei ministri, non potendo abolire per decreto una istituzione storica, se non addirittura secolare, vara un disegno di legge costituzionale per passare le competenze delle Province alle Regioni (tutto il contrario di quello che si cercava di fare negli ultimi anni!)
Il Consiglio dei ministri in corso di svolgimento a Palazzo Chigi ha approvato il disegno di legge per introdurre in Costituzione il principio del pareggio di bilancio. Lo si apprende da fonti ministeriali. L’altro provvedimento in discussione è quello sul trasferimento alle Regioni delle materie oggi di competenza delle Province.
Dovevano essere solo 500. Invece, i sindaci che si sono presentati a Milano contro i tagli agli enti locali previsti dalla manovra del governo sono oltre 2000. E così, da ristretto incontro in un auditorium, si è passati a una vera e propria marcia per le strade del capoluogo lombardo conclusasi a Palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale milanese.
Poco meno di novecento sindaci. Tanti sono quelli che hanno aderito alla manifestazione convocata dall’Anci stamattina a Milano per protestare contro i tagli per gli enti locali previsti dalla manovra del governo: si vedono tutti alle 11 all’Auditorium Gaber di palazzo Pirelli. “Sarà una manifestazione molto equilibrata perché, vista la situazione, siamo moderatamente ottimisti: il governo si è impegnato a rivedere i tagli”, sosteneva ieri Osvaldo Napoli , vicepresidente dell’Anci e deputato del Pdl.
Ecco le principali proposte alternative del Pd alla manovra del governo: 1. Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica
Mi sembra ovvio che si debbano tagliare tutte le cariche politiche delle Province, non le loro funzioni quando sono necessarie. “Sono dipendente di una delle Province da sacrificare. Non mi preoccupo del mio futuro perché sto sempre meglio della miriade di disoccupati in circolazione.