Il linguaggio comune , è cosa nota, è uno dei più affidabili indizi del modo di sentire, e pensare di un popolo. Se applichiamo questo criterio al popolo italiano, dobbiamo concludere che negli ultimi quindici anni, anno più anno meno, deve essere accaduto qualcosa di veramente sconvolgente nel nostro costume. In alcuni casi si tratta dell’esacerbarsi di vizi antichi, come quello di non saper tenere una civile conversazione.
In Italia sta finalmente avanzando una discussione sull’importanza del linguaggio nell’analisi e nell’interpretazione dei fenomeni politici, pubblici, di costume e di socializzazione e, più in generale, nell’utilizzo strumentale del linguaggio per organizzare i pensieri e la realtà collettiva. La discussione, il confronto tra idee, opinioni, pareri, ha infatti raggiunto un livello di polarizzazione, di semplificazione, di banalizzazione inaccettabile. Per fortuna gli anticorpi sani della nostra società iniziano a farsi sentire, a costo di beccarsi qualche insulto per la sola colpa di essersi esposti per primi.
Signore si nasce, non si diventa. Non lo si diventa vincendo il Festival di Sanremo (no no, neanche se lo hai vinto tre volte!) e non lo si diventa conducendo Ok, il prezzo è giusto .