Tra il primo e il secondo tempo della mattanza libica del 2011, tra i crimini commessi da Gheddafi a Bengasi e quelli commessi dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt) a Sirte, tra i massacri commessi dai lealisti a Misurata e la cacciata di massa dei Tawargha da parte degli insorti, rischiano di rimanere in secondo piano i crimini commessi dalle forze Nato nel corso dell’intervento militare in Libia. Un numero “piccolo” rispetto al computo dei morti della guerra in Libia, ma non per questo meno importante: da un dato minimo di 55 vittime civili fornito da Amnesty International a marzo alle almeno 72 secondo il rapporto diffuso da Human Rights Watch il 14 maggio. Le due organizzazioni per i diritti umani concordano su tre questioni, drammatiche e importanti: tutte le vittime erano completamente estranee ai combattimenti e sono state uccise all’interno delle loro abitazioni; più della metà delle vittime erano donne e bambini; la Nato, per quanto abbia cercato di ridurre al minimo le “perdite collaterali”, finora non ha indagato né si è assunta la responsabilità di ammettere le proprie colpe e risarcire i parenti delle persone decedute negli attacchi aerei.
Come riportato in una lettera recentemente inviata al Ministero dell’ Interno dall’ assessore al Welfare della Regione Emilia Romagna e dal garante dei detenuti, l ’esperimento dei Cie è fallito e occorre cambiare strutture che non hanno più senso di essere. C’è da sperare che il suggerimento sia raccolto, perché i Cie, oltre a essere la fallimentare soluzione a una questione complessa voluta da una classe politica a dir bene grossolana, il Cie è sempre da più voci ormai considerato una cattedrale di incostituzionalità. Dunque, cos’è un Cie?
Il loro disarmo era uno degli impegni prioritari del nuovo governo libico che deve traghettare il paese nel dopo- Gheddafi . Invece, a un anno dall’inizio della guerra civile che ha poi portato all’intervento della Nato e alla cacciata del dittatore, le milizie sono la principale minaccia alla stabilità della nuova Libia .
Vengono dal Ghana, dal Mali, Sudan, Nigeria, Etiopia, Somalia e Pachistan. Tutti fuggiti “a forza” dalla Libia
Vengono dal Ghana, dal Mali, Sudan, Nigeria, Etiopia, Somalia e Pachistan. Tutti fuggiti “a forza” dalla Libia.
Il Mediterraneo è un lago di sangue. Le stragi in Egitto , in Libia e in Siria stanno diventando un fatto abituale.
Barack Obama, premio Nobel per la Pace, ha dichiarato di “non escludere un attacco militare all’Iran ” . Il presidente israeliano Shimon Peres, premio Nobel per la Pace, ha affermato: “L’attacco all’Iran è sempre più vicino”
Barack Obama, premio Nobel per la Pace, ha dichiarato di “non escludere un attacco militare all’Iran ” .
L'ex dittatore libico Muammar Gheddafi Aveva nove anni quando la sua famiglia, originaria dell’Est libico, si trasferì a Sirte, la città natale di Gheddafi . A 15 anni, nel 2004, lo incontrò per la prima volta. Venne scelta tra le ragazze del suo liceo per offrire un mazzo di fiori al rais, in visita alla scuola, dove studiavano alcuni del clan Gheddafi
L'ex dittatore libico Muammar Gheddafi Aveva nove anni quando la sua famiglia, originaria dell’Est libico, si trasferì a Sirte, la città natale di Gheddafi . A 15 anni, nel 2004, lo incontrò per la prima volta