Si torna a parlare, periodicamente, della responsabilità civile dei magistrati. “Se un magistrato sbaglia deve pagare” è il mantra che recitano ormai molti esponenti politici, citando – a sproposito – una decisione della Corte di Giustizia , che, al contrario, si riferisce alla responsabilità dello Stato (e non dei Magistrati!) per i danni derivanti da colpa lieve. Sulla reale utilità di una eventuale iniziativa legislativa mi sono già espresso in un post che vi invito a rileggere , ma ne approfitto per svolgere qualche altra considerazione.
Dalle carceri, ai tempi della giustizia , fino al divario fra il Mezzogiorno italiano e il resto d’ Europa . Ma non parlatele di accorciare i tempi per la prescrizione , Perché secondo il Guardasigilli Paola Severino , le priorità per migliorare l’amministrazione della macchina della giustizia “sono altre”. Le ha elencate da Catania durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
L’anno che termina, in cui sono venuti a maturazione i temi più drammatici del nostro Paese – compreso il passaggio ormai evidentissimo da una civiltà di radici comunali e civiche, solidaristiche e occidentali, ad una meramente amministrativa e paternalistica, potremmo quasi dire confuciana – è stato, nel nostro piccolo, un anno vittorioso. Le vittorie son due, entrambe apparentemente impossibili ma entrambe, a ben vedere, maturate da molto lontano. A Catania, dopo anni e anni di lotte – sostenute da pochissimi, tenacemente – abbiamo finalmente ottenuto la civilizzazione del Palazzo .
Caro Ministro, credo che questa stagione politica di transizione possa rappresentare una grande opportunità per affrontare le tante questioni tecniche e concrete che ingolfano il motore della giustizia e la rendono lenta per i cittadini onesti e utilmente lunga e inefficace per i furbi. Mettiamo da parte i vari specchietti per le allodole (processo breve), le questioni ideologiche (separazione carriere) e quelle legate solo a interessi di pochi (intercettazioni): niente di tutto questo renderebbe la giustizia più efficace e meno costosa. Lei è anche un avvocato e quindi conosce benissimo le tante irrazionalità che dilatano inutilmente i tempi e fanno lievitare i costi: eccessi di garantismo che alimentano la corsa alla prescrizione, bizantinismi medioevali per le notifiche, una quantità di processi e di ricorsi sino in Cassazione che non hanno eguali tra i paesi occidentali e che ci rendono le pecore nere dell’Europa per i tempi della giustizia, nonostante gli organismi europei dicano che i magistrati italiani sono tra quelli più produttivi e più carichi di lavoro. Torniamo allora a parlare di questioni concrete che possano portare insieme un beneficio al cittadino che chiede giustizia ed anche alle casse dello Stato: – revisione della geografia giudiziaria , con l’accorpamento dei tribunali minori; – semplificazione delle notifiche e dei riti; – reale informatizzazione (e non quella solo fatta di slogan e che poi ci lascia sommersi di carte); – studiare forme di depenalizzazione ; – filtrare e diminuire il contenzioso civile , valutando la possibilità di saltare il grado di appello per i casi di modesta rilevanza (dico questo perché per toccare il ricorso in Cassazione si dovrebbe modificare la Costituzione e si tratta quindi di questione su cui ragionare, ma troppo complessa forse per un governo di emergenza come il vostro); – ripensare le sanzioni , andando verso forme non carcerarie ma di assunzione della responsabilità e di risarcimento effettivo del danno causato alla vittima e allo Stato… …avrei poi un sogno nel cassetto, anche se temo che parte della maggioranza che vi sostiene non lo gradirebbe troppo.
Il Presidente Napolitano si è rivolto all’organo di auto-governo della magistratura (il Consiglio Superiore) sottolineando tra l’altro l’importanza di trasmettere ”un valido codice deontologico volto ad affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti del magistrato”.
Luci e ombre dell’informazione, della giustizia, della cultura e del territorio. Ma anche delle contestazioni in atto tra i giovani. Sono quelle passate in rassegna di fronte alle 500 persone radunate nell’auditorium Enzo Biagi della biblioteca Sala Borsa di Bologna (a un certo punto è stato bloccato l’ingresso perché si erano già superati i numeri che la sala può contenere) per la presentazione della redazione dell’Emilia Romagna di ilfattoquotidiano.it .
Non entrerò mai in politica.
Il senatore Marcello Dell'Utri “Sono cose della vita”. Il senatore Marcello Dell’Utri , 70 anni, ha appena mangiato una banana alla buvette del Senato e, dall’alto della sua condanna a sette anni e mezzo per concorso esterno in associazione mafiosa, rivela il suo atteggiamento zen verso la caduta del sodale di una vita, Silvio Berlusconi .
La situazione economica è tanto difficile, quella politica tanto confusa e caratterizzata da continue polemiche, l’interesse generale tanto compromesso, che pochi sembrano comprendere che la scuola della Repubblica, la scuola dell’inclusione e della promozione sociale, della cultura e del senso critico è in uno dei momenti più difficili della sua storia, se non nel più difficile . Certo è la prima volta che un governo la considera e la tratta non come luogo di garanzia per tutti i cittadini, ma come serbatoio di risparmio forzato e forzoso, manifestando un’aperta e indiscriminata ostilità non solo verso chi ci lavora, ma nei confronti dei principi costituzionali che la fondano e la regolano. Questa è stata la ragione fondamentale, insieme al prestigio della rivista e di chi la dirige, che mi ha spinto a cimentarmi a immaginare un insieme di provvedimenti per la scuola, nell’ambito dell’iniziativa di MicroMega “ Un programma per l’AltraItalia ”, che vuole dimostrare che “dall’esperienza dei movimenti civici è facilmente articolabile un concreto programma di governo, capace di aggredire i mali storici del paese e di realizzare l’alternativa radicale che tutti sentono necessaria ma troppi ritengono utopistica”
Il tribunale di Milano ha condannato l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio , a 3 anni e 6 mesi nell’ambito del processo sulla mancata scalata a Bnl da parte di Unipol.