Un giudice di Torino, qualche giorno fa, ha chiesto a una interprete di arabo, convocata per un’udienza penale, di togliersi il velo . La signora, che portava il hijab , cioè un fazzolettone che copre i capelli ma lascia scoperto il volto, si è rifiutata di farlo e ha rinunciato all’incarico, abbandonando l’udienza
Il programma riformatore del nostro guardasigilli Nitto Palma marcia a tappe forzate. Dopo l’entrata in vigore tanto rapida quanto confusa della semplificazione dei riti civili, adesso tocca a un tasto decisamente più delicato e cioè alla responsabilità civile del giudice . La quale, come molti sanno, già esiste e ne abbiamo fatto un referendum, ma non piace nella formulazione attuale alla maggioranza di governo, e in particolare pare che non piaccia al ministro in questione tanto da consegnare a una testata per niente faziosa come Libero il suo pensiero in proposito: “Farò pagare ai magistrati i loro errori” , sentenzia senza mezzi termini
Il programma riformatore del nostro guardasigilli Nitto Palma marcia a tappe forzate. Dopo l’entrata in vigore tanto rapida quanto confusa della semplificazione dei riti civili, adesso tocca a un tasto decisamente più delicato e cioè alla responsabilità civile del giudice .
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Nelle tiritere che il circo di Arcore ci ha propinato durante il passato ventennio di dominio culturale (e non solo), uno dei ritornelli più frequenti è stato senza dubbio quello intitolato ai giudici scansafatiche. Nessuno nega che, nei tribunali italiani, alloggino non pochi (e tra poco li quantificheremo) amanti dell’ozio.
Con una
Signor giudice c’è posta! Di cosa di tratta? È una raccomandata di c….a! Sì, proprio c…a o, più tecnicamente, “escrementi” . Probabilmente umani, raccolti diligentemente e con premura, rinchiusi in due fogli di carta igienica ed imbustati attentamente in una missiva riservata.
E poi dicono che “i giudici non dovrebbero sostituirsi alla politica…”, invece per fortuna esistono ancora i tribunali ed esistono giudici che sanno interpretare le mutazioni dei costumi e delle sensibilità , impedendo che alcuni cittadini restino senza diritti, condannati all’invisibilità e all’inesistenza civile. Così è stato nella storia recente per i diritti delle donne, per i diritti dei lavoratori, per quelli di tante coppie di fatto. Ora una sentenza altrettanto innovativa e coraggiosa, questa volta in materia di omofobia , è arrivata dal Veneto, dove un giudice, anzi una giudice, ha condannato un’impresa per aver incentivato, incoraggiato e protetto una vera e propria campagna di mobbing, di persecuzione nei confronti di un dipendente reo di essere “un omosessuale dichiarato”, dunque una sorta di disturbatore della pubblica quiete in un Veneto berlusconiano che poco ha da dire sui bunga bunga del presidente, ma non può sopportare gli omosessuali, o almeno quelli dichiarati, perchè la doppia etica prevede che l’omosessualità possa essere accettata purchè “in casa e non conclamata”
Un sindaco sotto ricatto. Si presenta così Flavio Tuzet davanti ai giudici del tribunale di Ferrara. L’ex primo cittadino di Cento è imputato di istigazione alla corruzione e minacce
“Una struttura delinquenziale stabile” che “oltre a lecite attività” commetteva anche “un numero indeterminato di delitti , di specie diversa, ma sempre mediante ricorso alla forza diretta contro le persone o le cose.” Un sodalizio, quello creato dagli anarchici del circolo Fuoriluogo di via San Vitale 80, che non risulta essersi sciolto.