da Il Fatto Quotidiano del 26 novembre 2011
La dinamica del debito pubblico italiano può resistere a un aumento anche persistente dei tassi sul debito.
Qualche tempo fa commisi un’ingenuità: avendo qualche minuto a disposizione, senza bimbi al seguito, all’aeroporto di Fiumicino, comprai un libro solo perché la copertina annunciava: “Vincitore Premio Strega 2011″. Si tratta di Storia della mia gente di Edoardo Nesi , ma all’epoca dell’acquisto titolo e autore erano per me completamente sconosciuti. Lo lessi durante le vacanze estive e non mi piacque per niente
“Abbiamo deciso di preparare un documento che dica quali sono le riforme che vanno fatte per salvare l’Italia”. Dopo l’ultimatum lanciato al governo appena tre giorni fa, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia , torna a bacchettare l’esecutivo nel corso dell’assemblea di Confindustria Toscana.
“La manovra avrà effetti restrittivi sull’economia”.
Ricapitolando. Paga il 5 per cento in più chi guadagna dai 90mila euro in su. Anzi no, è un accanimento contro il ceto medio.
Da oggi sui vostri schermi va in onda la lotta all’evasione: due spot che passeranno sulle reti Rai per un paio di mesi e faranno pure mostra di sé nelle stazioni e negli aeroporti di Roma e Milano. A commissionarli alla Saatchi and Saatchi è stata l’Agenzia delle entrate con l’idea – si presume – di creare a mezzo stampa quella censura sociale che gran parte del popolo italiano si rifiuta di comminare a chi si auto-diminuisce le tasse.
Si spacciava per una tranquilla impiegata con reddito da lavoro dipendente, intanto gestiva titoli e somme da capogiro. Lo hanno scoperto gli ispettori della direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate, grazie all’applicazione del redditometro, strumento che ha permesso di paragonare quanto la donna realmente possedeva al suo stile di vita. L’accertamento è avvenuto quasi per caso, mentre gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate verificavano i conti di un’azienda.
Le società statunitensi non operanti nel settore finanziario detengono all’estero dai 500 ai 700 miliardi di dollari di liquidità , vale a dire circa la metà della disponibilità totale a bilancio che ammonterebbe, alla fine del 2010, a 1.240 miliardi. Lo rende noto una ricerca dell’agenzia di rating Moody’s ripresa oggi dalla stampa britannica e statunitense. Un dato impressionante, per almeno due motivi: in primo luogo, rileva l’agenzia, la cifra identifica un aumento dell’11,2 per cento rispetto all’anno precedente; in secondo luogo, l’ammontare totale detenuto all’estero evidenzia il peso di un enorme capitale sottratto tanto a un’economia interna non ancora guarita dalla crisi, quanto al fisco .
Sullo stato tedesco piovono nuove entrate fiscali per 22 miliardi di euro. L’ha reso noto il quotidiano economico Handelsblatt, citando fonti governative.