Se l’anticastismo talebano tutela i nominati

Fra le tante balle di cui i politici si riempiono la bocca in queste ore per provare a essere sexy e anticasta ce n’é una di cui tutti abusano. É la cosiddetta leggenda metropolitana del dimezzamento dei parlamentari , che tutti a parole vogliono, perché é la cosa più populista e censitaria che si possa dire o fare

Ma quanto si sbaglia D’Alema

“Mentre i politologi dicono che non si possono mescolare Vendola e Casini, gli elettori dimostrano che li vogliono mescolare allegramente.”, afferma sulle colonne di Repubblica Massimo D’Alema, e aggiunge: “Abbiano vinto perché sostenevamo l’idea di una larga alleanza democratica.” Non sono d’accordo. Penso che l’ingenieria delle alleanze sia l’ultimo degli ingredienti (se proprio è un ingrediente) che ha permesso di avere il risultato positivo per il centrosinistra all’ultima tornata amministrativa. Per chi è a corto di memoria ricordo che queste elezioni amministrative sono state precedute da una bella stagione di elezioni primarie , in cui migliaia di persone hanno selezionato il proprio candidato, poi sostenuto lealmente anche da chi quelle primarie non le ha vinte

Ragazzi, alle elezioni votate i vostri coetanei

Qualche settimana fa su Vanity Fair la giornalista Barbara Palombelli tuonava contro la proposta di equiparare l’elettorato passivo e quello attivo : eliminare cioè quel bizantinismo che in Italia prevede che si possa votare a 18 anni per la Camera dei deputati, ma che i candidati deputati debbano avere almeno 25 anni, e che si aspetti di compierne 25 per votare per il Senato (dove invece per essere eleggibili bisogna avere almeno 40 anni). Il succo del discorso della Palombelli era che i ragazzi italiani a 18 anni sono ancora sui banchi di scuola, dipendono da mamma e papà, non sono maturi e quindi è già tanto che possano votare per uno dei rami del Parlamento, figuriamoci avere (in potenza) la possibilità di entrare a farne parte e rappresentare (1/630esimo) del popolo italiano.

5 Stelle, i consiglieri regionali si dimettono “I nostri sostenitori decidano se confermarci”

Giovanni Favia e Andrea Defranceschi rassegnano le dimissioni. Agli elettori la facoltà di respingerle o confermarle