L’avvocato di Berlusconi mandato dal latitante Lavitola

Berlusconi alla fine di marzo 2012 ha dato mandato al suo avvocato Alessandro Sammarco di andare in Argentina per incontrare il latitante Valter Lavitola e per ascoltare e verbalizzare, sotto giuramento, la verità dell’ex direttore dell’ Avanti . La circostanza è emersa durante l’interrogatorio di Lavitola da parte dei pm Vincenzo Piscitelli , Francesco Curcio e Henry John Woodcock , il 5 maggio scorso. Quel giorno i magistrati hanno ascoltato per ore la versione di Lavitola su molte vicende: gli aiuti ricevuti durante la latitanza prima a Panama, poi in Brasile e infine in Argentina; il destino dei 500 mila euro messi a disposizione per Gianpaolo Tarantini da Silvio Berlusconi e i contatti con l’Italia

Crisi in Grecia, tra l’incubo Argentina e le pressioni di Berlino

Le buone notizie per ora sono solo due. La prima è che la tranche degli aiuti da 5,2 miliardi di euro in partenza domani giungerà regolarmente a destinazione nelle casse elleniche nonostante l’opposizione di alcuni governi dell’eurozona

Nazionalizzazioni, povera Repsol povera Argentina (FT)

La rassegna stampa di economia e finanza dai principali quotidiani italiani e internazionali in edicola e on line.MF/Milano Finanza:Fisco, fuori i pm dalle impreseNel provvedimento approvato dal Cdm scompare …

Altri guai per la Spagna, l’Argentina vuole espropriare a Madrid il gruppo petrolifero Ypf

Non è solo una questione di orgoglio nazionale. Ci sono forti interessi economici dietro il braccio di ferro per il controllo della petrolifera Ypf che ha fatto precipitare Madrid e Buenos Aires sull’orlo di una crisi diplomatica dalle conseguenze imprevedibili. La presidente argentina  Cristina Fernández de Kirchner minaccia di nazionalizzare la compagnia, attualmente in mano (per il 57 per cento) all’iberica Repsol.

Storia di Mika, la “capitana” della Revolution

La copertina de “La miliziana” (edizioni Guanda) Che storia, quella di Mika . E l’abbiamo ignorata per 70 anni. Ci voleva una donna determinata come la scrittrice argentina Elsa Osorio per raccontarcela in un libro prezioso: “La miliziana” , edito da Guanda

Napoli: da Maradona a Lavezzi, le relazioni pericolose tra calciatori e camorristi

L'attaccante del Napoli Ezequiel Lavezzi Ogni volta che si parla di calcio e camorra ritornano alla mente le foto del Pibe de oro, Diego Armando Maradona , leggenda del dio pallone, nella vasca da bagno in compagnia dell’allora latitante Carmine Giuliano , detto o lione , padrone di Forcella. Era il 1986, il Napoli vinceva in quella stagione il suo primo scudetto. Oltre due decenni dopo quei rapporti spericolati tra calciatori e boss tornano di attualità, un filo di ombre e relazioni che non si è mai interrotto.

La crisi alimenta Mafia S.p.A.

La crisi alimenta gli affari della mafia italiana. Una relazione rivela che è il maggior agente economico del paese: fattura milioni di euro.

Casta da esportazione e parentopoliIl ministro Terzi congela le nomine

Il ministero degli Esteri Stop ai “chiara fama” che nessuno conosce. Dopo l’inchiesta del Fatto Quotidiano sulla casta diplomatica e le parentopoli che vi si annidano , il ministro degli Esteri Giulio Terzi congela provvisoriamente le nomine in corso di registrazione dei direttori degli Istituti italiani di cultura (Iic) al cui vertice si trova di tutto, ma soprattutto amici, ex coniugi e parenti dei potenti

L’esempio dell’Argentina

Italia e Argentina hanno un rapporto speciale. Tutte le volte che ho viaggiato in Argentina mi sono imbattuto in discendenti di Italiani, che magari non parlavano la nostra lingua, ma ricordavano ancora i bisnonni giunti da Sorrento, da Castelfranco Veneto o dal Piemonte. Dieci anni fa il popolo argentino scese in piazza contro il governo de la Rua e quelli che lo avevano preceduto, tutti fedeli esecutori delle misure richieste dal Fondo monetario internazionale e dal capitale finanziario, i principali responsabili della situazione catastrofica che si registrava all’epoca

Il rischio di Monti

Se il decreto “salva Italia” resta quello che è (un decreto “salva privilegiati”) il governo dei tecnici rischia grosso, addirittura di fallire già nella culla. A Monti la sorte (e Napolitano) ha offerto una opportunità straordinaria , quella di potere decidere in assoluta libertà e secondo coscienza i contenuti della manovra: i due partiti maggiori, Pd e Pdl, la fiducia l’avrebbero votata comunque, magari “obtortissimo collo”, per non andare a elezioni immediate col marchio di affossatori dei titoli pubblici (che sarebbero precipitati con “effetto Argentina”). Dal professore della Bocconi non si pretendeva neppure la tanto sbandierata (e nei fatti svillaneggiata) “equità”, ma molto meno: un colpo al cerchio e uno alla botte .