Lavoro, incontro “segreto” Cgil-Monti Ma entrambi smentiscono la notizia

Un incontro segreto tra Mario Monti e Susanna Camusso che si sarebbe concluso con la bozza di un’intesa sulla riforma del lavoro. A partire dallo “spartiacque” articolo 18, dai precari ai Tribunali del lavoro

Un incontro segreto tra Mario Monti e Susanna Camusso che si sarebbe concluso con la bozza di un’intesa sulla riforma del lavoro. A partire dallo “spartiacque” articolo 18, dai precari ai Tribunali del lavoro.  Un vertice rivelato oggi da Repubblica e smentito con fermezza da Palazzo Chigi e Cgil.  ”Nei giorni scorsi non vi è stato nessun incontro nè colloquio tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso”, si legge nella nota congiunta pubblicata sul sito del governo. “Peraltro – prosegue-, se tale incontro fosse avvenuto, non sarebbe stato il primo faccia a faccia. Susanna Camusso e Mario Monti si erano infatti incontrati nel novembre scorso al momento della formazione del nuovo governo”.

La Cgil prende le distanze anche su Twitter, dove definisce l’incontro segreto “assolutamente infondato”.  Di più: è “una grave invenzione”. “Le nostre posizioni sull’articolo 18 “sono note e stranote”, ribadisce il sindacato sul profilo e insinua: “Qualcuno vuole far saltare confronto?”. Sul sito di microblogging attacca anche il quotidiano che avrebbe rivelato l’incontro. “Ci chiediamo perché Repubblica sia scesa a queste bassezze” e si domanda chi voglia “boicottare il confronto sul lavoro”. Poi ribadisce che “la Cgil non dirà si a tutti i provvedimenti a prescindere da proprie idee” e che non subirà “pressioni improprie”. E sempre via Twitter arriva l’attacco della Cisl. “Speriamo sia vero incontro segreto #Monti #Camusso – scrive sul suo profilo il sindacato- Fa sorridere che taluni discutano sotto banco quello che altri fanno sotto luce del sole”.

Ma su cosa verterebbe l’intesa raggiunta nel “colloquio segreto” secondo Repubblica? Primo punto: resterebbe “immutata la soglia dei 15 dipendenti” al di sopra della quale si applica lo Statuto dei lavoratori e l’articolo 18, che obbliga le imprese al reintegro del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa. Il reintegro, leggiamo, “resterebbe sempre in caso di licenziamento discriminatorio (per motivi razziali, politici, religiosi o di maternità)” , e nelle piccole aziende, come già previsto dalla legge, sarà sostituito dal risarcimento economico. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, il 65% dei lavoratori italiani è tutelato dall’articolo 18, mentre soltanto il 3% delle aziende supera i 15 dipendenti.

Per quanto riguarda i quasi 4 milioni di precari in Italia, invece, Repubblica spiega che il governo, come già espresso dal ministro Fornero e dal premier, intende stabilizzare i loro rapporti lavoro. A coloro che ottengono un contratto a tempo indeterminato l’articolo 18 non si applicherebbe per i primi 3 o 4 anni. Una mancata tutela che in caso di licenziamento sarebbe compensata dal risarcimento economico il cui importo, come prevede la proposta Boeri-Garibaldi simile alla formula del contratto unico, cresce con gli anni di lavoro. Al termine di questo periodo, sarebbero “garantiti” a tutti gli effetti.

Infine per incentivare il mercato e il rischio d’impresa, gli investimenti esteri e le nuove start up aziendali sarrebbero “liberi dall’articolo 18″, ritenuto un vincolo troppo stringente dalle multinazionali.

Ma con le smentite di Palazzo Chigi e dei sindacati la partita è ancora aperta. E le garanzie dei lavoratori rimangono in bilico.

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Lavoro, incontro “segreto” Cgil-Monti Ma entrambi smentiscono la notizia
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Il Fatto Quotidiano » Lavoro & precari

Postato da on feb 12th, 2012 e archiviato sotto lavoro. possibile seguire tutte le risposte su questo articolo tramite il RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta compilando il form seguente. commento o trackback a questa voce dal tuo sito

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