Su poco meno di un migliaio di diplomatici, tante sono le feluche della Farnesina, 630 fanno parte del Sndmae , il sindacato di categoria della diplomazia al ministero degli Esteri. Casta nella casta per alcuni, espressione ultra corporativa per altri, baluardo di sani principi per i suoi aderenti, il Sndmae (impronunciabile acronimo che sta per Sindacato nazionale dipendenti del ministero degli Affari Esteri o “Mae”) ha oggi un nuovo segretario, Enrico De Agostini , che ha tutta l’aria di uno che non le manda a dire.
Ci sono voluti tre mesi di annunci a vuoto e mezze verità, alla fine però Mario Monti ce l’ha fatta.
L'ingresso del policlinico Umberto I Quarantacinquemila posti letto tagliati in 10 anni, soprattutto nelle strutture pubbliche. Attese nei pronto soccorso anche di 12 ore
Anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso , ritiene un passo avanti l’istituzione della Dia a Bologna, “un fatto positivo, perchè si tratta di investigatori specializzati in queste indagini”. La Dia a Bologna, però, sarà solo una sezione, dipendente quindi da Firenze, avrà pochi uomini, circa dieci e non ancora selezionati, ma soprattutto non ha un luogo in cui insediarsi.
Anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso , ritiene un passo avanti l’istituzione della Dia a Bologna, “un fatto positivo, perchè si tratta di investigatori specializzati in queste indagini”. La Dia a Bologna, però, sarà solo una sezione, dipendente quindi da Firenze, avrà pochi uomini, circa dieci e non ancora selezionati, ma soprattutto non ha un luogo in cui insediarsi. “Proprio questa mattina nel corso di una riunione al Ministero dell’Interno – spiega Pietro Grasso – abbiamo parlato di questo tema e, risolti i problemi logistici, ci sarà questa istituzione”.
Anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso , ritiene un passo avanti l’istituzione della Dia a Bologna, “un fatto positivo, perchè si tratta di investigatori specializzati in queste indagini”. La Dia a Bologna, però, sarà solo una sezione, dipendente quindi da Firenze, avrà pochi uomini, circa dieci e non ancora selezionati, ma soprattutto non ha un luogo in cui insediarsi. “Proprio questa mattina nel corso di una riunione al Ministero dell’Interno – spiega Pietro Grasso – abbiamo parlato di questo tema e, risolti i problemi logistici, ci sarà questa istituzione”
Nel 1981 Augusto Roa Bastos , autore paraguaiano del secolo scorso, pronunciò ad un congresso di scrittori un discorso dedicato al libro e al mondo che ruota attorno ad esso : El texto cautivo. (apuntes de un narrador sobre la producción y la lectura de textos bajo el signo del poder cultural). L’intervento, diventato poi saggio e raccolto dalla rivista Anthropos in un volume dedicato all’autore all’inizio degli anni ’90, analizza la relazione scrittore/lettore all’interno dell’industria culturale moderna.
Lo so, la domanda che pongo nel titolo può sembrare provocatoria e un controsenso rispetto a quello che ho sempre sostenuto (in diversi articoli per Il Fatto Quotidiano e per genitoriprecari.it ): lo Stato deve garantirci un’ assistenza familiare adeguata e, invece di sperperare soldi in Grandi Eventi , potrebbe investirli nell’apertura di asili comunali. Ciò non toglie che, soprattutto per i primi mesi di vita, un bambino del nido potrebbe tranquillamente farne a meno, se il congedo parentale fosse equamente distribuito tra mamma a e papà. Un po’ come accade in Svezia , dove entrambi i genitori si assentano dal lavoro per un totale di 480 giorni pagati dal governo, di cui 60 obbligatori sia per l’uno che per l’altro e il resto con la possibilità di cederli al partner. Fantapolitica per un paese come il nostro che fatica a garantire persino alle donne il diritto alla maternità . Per questo ho avuto un sussulto quando ho sentito qualche giorno fa la ministra Fornero dichiarare ai microfoni della trasmissione Otto e Mezzo che “si potrebbe ipotizzare di rendere obbligatorio, almeno per un periodo di tempo, il congedo di paternità , per superare la resistenza a superare un gap soprattutto culturale del paese”. La parola obbligatorietà non è usata a caso, visto che a oggi solo il 3 per cento dei padri chiede il permesso di paternità, contro il 45% delle madri. Nel 2010 sono state circa 800mila le donne licenziate, o costrette a lasciare il lavoro, per cause legate alla maternità (ovvero l’8,7% delle lavoratrici con almeno un figlio).
Il 2009 è stato l’anno in cui l’Italia ha battuto il primato dei morti per suicidio in carcere : 72, con un aumento nel decennio 2000-09 del 300% rispetto al decennio 1960-69. Questo dato è ragione sufficiente per leggere Camosci e girachiavi
Il lavoro è un pezzo smontabile dell’impresa, o è il senso dell’impresa, dunque il senso e la visione di un periodo della Storia? Nel fitto conversare sul lavoro che è ormai attività quotidiana e che impegna governo, giornali, sindacati, parlamenti, esperti e persino persone che lavorano, lavoravano o vorrebbero lavorare, ci sono alcuni equivoci che vale la pena di chiarire.